Mi chiamano maschera, sono figlia di un credo,
mio padre è l’inganno.
All’altare faccio santa la guerra, nel letto inganno l’amore.
Ho tutti i difetti, me li porto nascosti per prendervi in giro.
La mia fede è menzogna.
Sono calma, feroce, assassina.
Due torri gemelle non bastano?!
E allora pensatemi saggia:
ogni stupido va appresso al mio credo
perché ogni credo pare sempre perfetto?
Credi tu, Crede lui, credo anch’io.
C’è sempre un altro che crede e provvede:
che taglia le mani, che lapida ancora?
Quel credo è imposto al bambino,
quel credo genera guerra, quel credo coltiva, spaccia la droga,
quel credo va in paradiso, con quel credo si credono eroi,
la morte è contenta.
Quel credo è ignoranza, fanatismo terrore.
L’utopia è gloriosa e perfetta?
Per lei, l’inganno è guadagno:
il bimbo si prede per mano, (è innocente)
L’amore non chiede perché?
Crederà ad ogni credo!
Non vede la maschera, si fida di me.
U.V.
E adesso spogliati , che voglio morderti
Voglio sentire ancora il tuo piacere esplodere con il mio.